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A spasso senza GAV

Ma il gav ?

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E’ nato tutto con un disguido di quelli che capitano ai viaggiatori di oggi: arrivi sul posto della tua vacanza, ma i tuoi bagagli non arrivano con te. E’ vero, hai l’erogatore e il computer subacqueo nel tuo bagaglio a mano, ma il GAV e la muta ???

Per fortuna siamo qui, al Sampaguita Resort a Cebu nelle Filippine dall’amico Sergio Forti. E allora, anche se lui è in questi giorni all’EUDI a Roma, ci ritroviamo al diving a cercare muta, pinne e GAV.

 

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E’ allora che penso: “ma perché questa volta non faccio come Sergio e torno ad immergermi solo con lo schienalino come quando ho preso il brevetto nel lontano 1979?” Lo schienalino di Sergio è lì, libero e ne approfitto!

Già  durante la prima immersione sento come è bello lasciarsi andare alla lieve corrente sulla lunga parete di corallo tra Moalboal e Panagsama. E’ una nuova sensazione, o forse è una maniera diversa di immergersi? No, è solo l’approccio che è diverso. Qui, nel regno della macro, dove ho già  fatto decine e decine di immersioni per cercare e scoprire, mi ritrovo a sentirmi, ad ascoltarmi.

E’ forse perché sono senza il GAV? Beh, essere privo di questo strumento, che sicuramente facilita l’immersione dei sub di adesso ti fa riscoprire vecchie regole. La pesata, l’importanza di avere mezzo chilo in più o in meno e non l’uso ormai comune di quel chilo in più “tanto poi lo compensi con il GAV”.

Poi, la bellezza di calibrare la respirazione per giocare con la tua compagna, lei con il GAV, a mantenere lo stesso assetto costante. Il sentire che sei ancora padrone del tuo corpo in acqua, nonostante la pigrizia cui ti ha ”costretto” il GAV in tutti questi anni di immersioni. E infine, scoprire, quando sei a galla e cerchi di toglierti le pinne per risalire in barca, che in quel momento avere il GAV sarebbe stato proprio comodo…

Di Maurizio Olfi