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Il segreto dell’Evdokia II

Il segreto dell'Evdokia II

Finalmente siamo tornati a vedere il segreto dell’Evdokia

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La giornata si presentava favorevole anche se il cielo era leggermente nuvoloso. La navigazione, come al solito, si è svolta in allegria e perfetta organizzazione.

Il mio compagno d’ immersione Daniele Scarpa, doveva provare la sua nuova muta e si sa che in queste occasioni anche un sub esperto alza il livello d’attenzione. Arrivati in prossimità  del relitto, la velatura nuvolosa era sparita e finalmente il sole splendeva regalandoci, così pensavamo, una tranquilla e facile immersione, ma… si poteva notare dalla poppa, guardando la cima legata al pedagno, una insolita corrente.

 

Nessuno poteva immaginare la forza reale di questa corrente; dopo due tentativi per raggiungere a nuoto la cima obliqua che scendeva dalla poppa, non ci è restato che chiedere l’aiuto del buon Massimiliano che, munito solo di pinne e muta umida, è riuscito in una risalita da uomo-salmone, a legare una cima d’aiuto.

Io e il mio compagno, raggiunto il pedagno, ci siamo guardati negli occhi: non servivano parole, ripreso fiato, già ! Le varie stratificazioni termiche formavano un gioco ottico surreale! Finalmente abbiamo tastato qualcosa di metallico: era il nostro relitto! Visibilità  quasi nulla, staccare le mani e non trovare più la cima fu’ un attimo. In quei momenti non sai come, ma sai che devi ritrovarla!  Un po’ per abilità, un po’ per fortuna, un  po’ perché dovevamo proprio ritrovarla, ci siamo riusciti!

Salutando una castagnola, perplessa per  la nostra presenza in quelle condizioni, abbiamo dovuto rinunciare alla “visita” del segreto dell’ Evdokia e ritornare in superficie. Ritornati a bordo, questa volta cullati dalla poderosa corrente, abbiamo valutato che una buona preparazione può risolve delle situazioni difficili, sorridendo al pensiero che la nuova muta fosse passata in secondo piano, anzi dimenticata!

di Daniele Rebuffi