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2009 Lavarone, sotto il ghiaccio

Immersione sotto il ghiaccio

Sabato 7 Febbraio 2009 la vecchia guardia del Subdonaggio si è ritrovata sulle rive del lago (ghiacciato) di Lavarone per una di quelle esperienze che completano il curriculum di ogni subacqueo: l’immersione sotto il ghiaccio.

Organizzata dall’ANIS, nonostante le condizioni climatiche avverse, la manifestazione ha visto riuniti oltre cento subacquei provenienti da tutta l’Italia del centro-nord.

Due sono le problematiche da affrontare durante questo tipo di immersione: la prima è quella di tuffarsi sotto una superficie ghiacciata con un unico foro di ingresso e di uscita. La seconda, non meno importante, è che l’immersione viene effettuata in altitudine. Questo secondo aspetto è stato il tema dominante dello stage pre-immersione, durante il quale è stato soprattutto affrontato il fatto che arrivando in altitudine si sia in realtà ‘emersi’ da livelli di maggiore pressione atmosferica e il nostro corpo, fino ad equilibrio raggiunto (circa 6 ore), ha una maggiore quantità di azoto rispetto all’atmosfera che ci circonda. Azoto di cui si deve tener conto. C’è anche da dire che in altitudine le profondità reali vanno convertite in profondità teoriche per tener conto della differenza di pressione atmosferica. Infatti, per esempio nel nostro caso, a Lavarone (circa 1300 metri s.l.m.), a 10 metri di profondità è come se fossimo stati a 12 metri.

La giornata non era certo delle migliori. Pioggia mista a neve che complicava tutta la fase di preparazione all’immersione. Una volta pronti, sulla riva del lago, con ai piedi le ciaspe per camminare sulla neve e con la bombola in una slitta trainata da ognuno di noi, siamo andati verso le aperture sul ghiaccio. Lì, ad aspettarci, alcuni Carabinieri del servizio di assistenza, che dopo averci assicurati ciascuno con una cima, ci hanno fatto scendere in acqua.  Un rapido ripasso dei segnali concordati e poi sotto, in un acqua non così terribilmente fredda (circa 5 gradi).

Il lago è buio, e la neve, abbondantemente caduta nei giorni scorsi , non permette che la luce passi attraverso il ghiaccio.
L’immersione è fatta più di sensazioni che di immagini, ma riusciamo comunque a scorgere la superficie piatta, con delle bolle intrappolate, che ci separa dall’esterno. Da sotto l’apertura creata nel ghiaccio ha un aspetto surreale, un fascio di luce che entra nel buio del lago con i bordi translucenti.
Il tutto dura solo sei minuti e una volta fuori dall’acqua si giustificano spiegando che c’è una lunga fila di sub che aspetta di immergersi.

Salutiamo e ringraziamo i due ‘angeli custodi’ che ci hanno tenuto la cima e anche quello che pazientemente, al freddo e con l’attrezzatura addosso, era pronto ad ogni emergenza.
E’ tutto finito, ma l’esperienza è stata bella e ne parliamo volentieri a tavola, davanti a piatti tipici dell’Altipiano di Asiago.

Grazie a Loris per aver organizzato questa bella uscita!

Maurizio Olfi

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